La prima luce dell'estate. Malvasia Bianca del Salento
- 27 giu
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La Malvasia Bianca del Salento inaugura il capitolo estivo del viaggio tra le diciannove Malvasie italiane.

È il momento in cui Venezia entra nell'estate, i giardini si riempiono di profumi mediterranei e di fiori, il sole si riflette forte sull'acqua e il mercato offre i primi frutti maturi della stagione. La pesca, che porta con sé la dolcezza del solstizio, il basilico che richiama il profumo degli orti lagunari, il pomodoro dal colore rosso pieno di giugno. Accanto, immancabile una Malvasia Bianca che unisce il Mediterraneo in un solo gesto, tra aromi, luce e sapidità marina.

Tra le diciannove varietà di Malvasia coltivate oggi in Italia, la Malvasia Bianca è una delle presenze più diffuse nel Sud della penisola. La troviamo principalmente in Molise, Puglia, Calabria e Campania, dove da secoli accompagna paesaggi modellati dal sole, dal vento e dalla vicinanza del mare.
La denominazione ufficiale della varietà è Malvasia Bianca. A seconda delle aree di coltivazione può essere conosciuta anche con i sinonimi riconosciuti di Verdana, Iuvarella o semplicemente Malvasia. Nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite è identificata con il codice 129 ed è iscritta dal 22 febbraio 1971.
Quella che degusto oggi nasce nel Salento ionico, nei vigneti di Varvaglione, a pochi chilometri dal mare. Qui l'estate arriva presto e la luce accompagna la vite per gran parte dell'anno. L'aria salmastra che risale dalla costa, il clima caldo e la costante presenza del Mediterraneo contribuiscono a definire il carattere del vino. Nel calice si presenta di un luminoso colore paglierino. Al naso emergono note erbacee, sentori di albicocca e frutta tropicale. Al palato è equilibrata, fresca e caratterizzata da una piacevole sapidità che sembra richiamare il paesaggio da cui proviene.

Per accompagnarla ho scelto un'insalata di inizio estate, radicchietto verde e julienne di zucchine dell’Isola di Sant’Erasmo, qualche pomodorino antico alla piastra, pesca grigliata, caprino fresco, fglioline di timo fresco e l’immancabile basilico. Un piatto di una grande semplicità, ma costruito sugli stessi profumi e sugli stessi colori che ritrovo nel vino. Un incontro tra Venezia e il Sud, uniti dalla stessa luce mediterranea.


Le Malvasie sono tra i vitigni più affascinanti e complessi da raccontare. Dietro un nome apparentemente semplice si nasconde infatti una grande famiglia di varietà che, nel corso dei secoli, si sono diffuse in territori diversi assumendo caratteristiche, identità e persino nomi differenti. Hanno attraversato il Mediterraneo per secoli. Hanno cambiato coste, lingue e paesaggi, adattandosi a terre diverse senza perdere mai la propria identità.
Forse è anche per questo che Venezia continua a sentirle così vicine. Per una città costruita sull'acqua, abituata da sempre ad accogliere uomini, merci e culture provenienti da ogni sponda del mare, una Malvasia non è mai soltanto un vino. È un frammento di quella storia.

Seduta lungo le rive di San Pietro di Castello, con lo sguardo rivolto verso la laguna, mi piace pensare che quel viaggio non sia mai davvero finito, ma che continui a vivere nel riflesso dell'acqua, nei profumi dell'estate, in un calice che unisce il Salento a Venezia con la naturalezza delle cose che, in fondo, si sono sempre appartenute.
Forse ogni Malvasia conserva qualcosa del mare da cui è passata. La luce cambia da Venezia al Salento, cambiano i paesaggi e i profumi, ma rimane quella stessa sensazione di estate che attraversa il Mediterraneo da secoli.
Nel calice, nel piatto e nell'acqua della laguna ritrovo lo stesso riflesso. È il riflesso di un mare che continua a unire luoghi, persone e storie.



