top of page

FERMENTAZIONE SONORA | Intervista ad Andrea Gerlando Terrana


il suono del mosto |

a cura di Laura Riolfatto

Andrea Gerlando Terrana | Fermentazione Sonora

Penso alla fermentazione alcolica come ad un grande momento creativo, dove avviene un processo di profonda trasformazione per diventare altro.


Mi piace pensare a questo passaggio come ad una rivoluzione, dove tanti microelementi lottano tra loro per la sopravvivenza, comunicano, si raccontano, urlano, avanzano, forse combattono.


Sono sempre stata affascinata da questo processo, dal mosto che ribolle tumultuoso nei tini, che ferve di suoni profondi e sprigiona inconfondibili profumi. Quando ero piccola la mia famiglia di origine produceva vino, ricordo ancora il fascino del mosto e quel profumato momento che per me rappresentava il periodo più bello, più gioioso, più fecondo, ma anche più profondo e faticoso, del FARE vino.


Andrea Gerlando Terrana | Fermentazione Sonora

Ma cosa succede veramente durante una fermentazione alcolica e soprattutto che voce e che suoni emettono questi microelementi, cosa raccontano i lieviti agli zuccheri, e viceversa. La mia mente ha fantasticato parecchie volte, alla ricerca di una risposta che potesse avvicinarsi più possibile ad un’idea romantica e poetica dell’azione stessa.


La risposta l’ho trovata, come sempre nella mia vita, nell’arte contemporanea, grazie alla ricerca e al lavoro di un artista che si chiama Andrea Gerlando Terrana.

Andrea è un artista sonoro di rara e raffinata sensibilità, il quale è riuscito ad andare nel profondo, nel cuore e nell’anima di questo rivoluzionario passaggio, realizzando un progetto dal titolo: Fermentazione Sonora.


Andrea Gerlando Terrana | Fermentazione Sonora

Andrea è un artista siciliano che vive e lavora nella meravigliosa campagna di Aragona, musicista e compositore di formazione classica, con particolare attenzione alla musica elettronica, da anni ha intrapreso una ricerca sonora volta a dare valore e risalto a tutti quei suoni presenti in natura a cui noi non diamo particolarmente attenzione: i suoni abbandonati. La distinzione tra suono e composizione musicale è di notevole importanza. Il suono, nel suo concetto più puro e pulito, è una forma di espressione che può aprirci a sensazioni ed emozioni a cui spesso non siamo abituati, perché anche il nostro senso dell’udito oramai sta diventando sempre più pigro e statico.


Andrea Gerlando Terrana | Fermentazione Sonora

Mi ha colpito molto un tuo scritto in cui racconti di come esistano suoni in natura che si sviluppano, vivono e successivamente muoiono, e pur non avendo nessun messaggio musicale e nessuna informazione precisa da trasmettere, hanno una loro identità e profondità. Qual è il tuo approccio a questi suoni e come li identifichi, cosa ti spinge a riconoscerli, a portarli a nuova vita, a renderli portatori di significanti, utilizzandoli per i tuoi processi creativi?


Grazie Laura per il tuo interesse al mio lavoro e per le domande che mi poni. Ciò che muove le mie intenzioni si può riassumere in curiosità e immaginazione. La curiosità mi porta a essere ininterrottamente sintonizzato con i suoni dell'ambiente circostante, ma a volte mi capita di trovarmi di fronte a qualcosa che sembra essere apparentemente privo di suono, allora subentra l'immaginazione sonora, ovvero presupporre il suono di un qualcosa ancora prima di iniziare a indagarlo con gli strumenti adatti a farlo emergere.

Un principio fondamentale per me è poi quello che chiamo del "cosa fa cosa?" ovvero il chiedersi quale possa essere il suono di un oggetto qualsiasi se percosso, sfregato o comunque messo in vibrazione. Allora mi trovo a meravigliarmi di una vastità di suoni. Alcuni di questi li catturo e li propongo cosi come sono, altri invece li mescolo, li modifico e li riorganizzo in composizioni, mentre alcuni oggetti diventano veri e propri strumenti musicali.

In generale penso che ogni suono abbia la propria unicità e ricchezza... e fa pensare il fatto che tutta la musica che generalmente ascoltiamo sia prodotta da un "ristretto" numero di timbri strumentali. Forse bisognerebbe cominciare ad ascoltare la natura con più attenzione e profondità, credo abbia davvero molto da sussurrarci...


Andrea Gerlando Terrana | Fermentazione Sonora

Come sei arrivato a scegliere di lavorare con i suoni prodotti dalla fermentazione del mosto d’uva?


Molti anni fa mio padre decise di prendere la buona abitudine (che fu di mio nonno materno) di prodursi autonomamente il vino mettendo a dimora le viti necessarie a ottenere circa 250 litri di mosto. Mio padre era uomo di tradizioni: costruì un palmento a fianco alla casa di campagna e si procurò un torchio manuale e una botte. Io e i miei fratelli lo aiutavamo dalla raccolta alla botte, ed era lui a occuparsi del prima e del dopo. Poco dopo averci lasciati, sopraggiunse la pandemia e con mia moglie decidemmo di andare a vivere stabilmente nella casa di campagna (fino allora utilizzata esclusivamente come residenza estiva della mia famiglia). Il vitigno cinge la casa e mia moglie, biologa appassionata di vita, cominciò a prendersene cura autonomamente. Giunti alla prima vendemmia mi trovai praticamente con la botte in casa. Sapevo che la fermentazione producesse un proprio suono, ma per la prima volta ho potuto assistere al suo manifestarsi. Visitavo regolarmente la botte: mentre passavo in rassegna tutte le attrezzature per captarne il suono, auscultavo e con una piccola torcia osservavo dal foro della botte. Attendevo. Giorno e notte. Poi, lentamente cominciai a percepire qualcosa, e quel qualcosa, trascorse le ore, divenne materia viva, pulsante e sonora. Il giorno seguente portai i cavi dei microfoni dalla cantina al mio studio sito al primo piano e li collegai ai diffusori: il suono intimo di quella vita microscopica e privata adesso risuonava in tutta la casa.

Non ho scelto, ci siamo incontrati.

Siamo stati insieme per circa 10 giorni, periodo in cui ho avuto modo di ascoltare, sperimentare con l'elettronica e documentare in lunghe sessioni di registrazione.


Andrea Gerlando Terrana | Fermentazione Sonora

Ascoltando alcuni estratti di Fermentazione Sonora sono rimasta colpita dai suoni perché mi hanno ricordato un respiro, il battito pulsante di qualcosa di vivo, un ritmo non piatto e monotono, ma un gorgoglio vivace in continua metamorfosi. Cosa ti ha colpito in particolare di questi suoni e cosa ti hanno evocato?


Durante la fase esplorativa ho invitato alcuni amici a visitare il "suono di fermentazione". Registrare le loro suggestioni restituisce un dato molto importante poiché ciascuno di loro, pur manifestando nel proprio sentire una specifica caratteristica o qualità della materia sonora, riferiscono la percezione di elementi appartenenti a un unico suono complesso. Questo conferma la mia impressione d'ascolto: una massa sonora molto densa che grazie alla sua apparente staticità spinge a un ascolto molto profondo per poterla decifrare. Un tumulto, un ribollire costante e sempre diverso: è il suono di una vita silenziosa che si manifesta con grande energia. Assistere al suo intimo ci pone al cospetto della natura stessa, al suo comprenderla e testimoniarla. Il vino è un prodotto vivo che reagisce: quando ne beviamo, ci nutriamo di vita per la vita. La sua voce ne è la testimonianza.


Andrea Gerlando Terrana | Fermentazione Sonora

Mi piacerebbe sapere come hai realizzato tecnicamente questa installazione, che tipologia di vitigno stava fermentando e in quale contenitore, mi pare di aver visto delle botti di legno.


Si, una botte di legno con dentro nero d'avola e un terzo di carricante (lo facciamo cosi da sempre, è il nostro vino ignorante). Dal punto di vista tecnico, è molto importante la scelta dei microfoni e la loro giusta disposizione. Ho fatto varie prove e alla fine ho stabilito un equilibrio attraverso l'utilizzo di due microfoni a condensatore e un idrofono. In cantina ho disposto laptop e diffusori sperimentando con l'elettronica, mentre come dicevo prima, il suono naturale è stato liberato al piano superiore tendendo un lungo cavo tra gli ambienti.


Andrea Gerlando Terrana | Fermentazione Sonora

Il tuo progetto prevede di mettere in forma questo lavoro come un'installazione sonora in uno spazio deputato all’arte, dove i visitatori possano interagire, ascoltando intimamente in cuffia i suoni, lasciandosi trasportare alle emozioni e alle suggestioni … hai già pensato a come e dove presentarlo?


Fermentazione Sonora è un progetto strutturato e complesso. Si tratta di un’installazione sonora della durata ininterrotta di circa dieci giorni, che parte dal silenzio e giunge al silenzio seguendo l'intero ciclo di fermentazione del mosto d'uva. Mi piace pensare che durante questo tempo le persone possano tornare a visitare più volte nei giorni l'installazione, in modo da poter essere partecipi di come quella vita nasca, si sviluppi per poi lentamente tornare a spegnersi.


Dal punto di vista realizzativo si ha una botte di legno al centro di un ampio ambiente espositivo come un museo o una galleria d'arte. Un sistema di microfoni specifici capta il suono dalla botte e lo amplifica all'esterno. Allo stesso modo il suono è destinato a un dato numero di cuffie disposte circolarmente intorno alla botte. Le due tipologie di ascolto non sono fruibili nello stesso momento, ma stabilite in modo da offrire sia specifici periodi di ascolto privato in cuffia, sia di disvelamento della massa sonora nell'ambiente espositivo. Il suono captato dalla botte, a prescindere dalla tipologia di ascolto in atto, è poi inviato a un computer che lo reinterpreta elettronicamente in tempo reale. Questo suono rielaborato, questa "elettronica di fermentazione" è pensata per essere immessa in uno o più ambienti circostanti (acusticamente separati dalla sala principale) che divengono "camere di fermentazione sonora".


Un ultimo elemento dell'installazione prevede anche una parte performativa ricorrente: un’ora esatta in cui si ha la visita di uno o più musicista che suona insieme alla massa sonora in fermentazione... pensa a un violoncello che dialoga con una botte.


L'elemento mancante per la messa in opera di Fermentazione Sonora è l'azienda produttrice che si riconosca appieno in questo progetto e lo sostenga. Si tratta di individuare un partner interessante poiché, in un certo senso, sarà esso stesso il soggetto dell'opera. Al momento ci sono alcune realtà interessate ma è necessario un interlocutore con il giusto intuito.


||||||||||||||



In chiusura ringrazio Andrea Gerlando Terrana per la sua generosa ed esaustiva intervista, non ci resta che aspettare e sperare di ascoltare prima possibile il suo progetto ...



 

Comments


bottom of page